Sindrome di Parsonage-Turner: quando il plesso brachiale si ammala senza un trauma

6 min di lettura
Picco di dolore seguito da perdita e recupero della forza

In questo blog si parla soprattutto di lesioni traumatiche del plesso brachiale, quelle causate da un incidente. Ma il plesso brachiale può ammalarsi anche senza alcun trauma. La forma più nota è la sindrome di Parsonage-Turner, chiamata anche neurite brachiale o amiotrofia nevralgica.

È una condizione che spesso arriva in modo improvviso, spaventa, e viene riconosciuta in ritardo perché all’inizio sembra un banale problema della spalla. Conoscerla aiuta a non perdere tempo.

Una storia tipica

Il quadro classico è molto caratteristico. Una persona, spesso senza alcun segnale precedente, viene svegliata nella notte o colpita durante il giorno da un dolore intenso alla spalla, che può estendersi al collo, al braccio, alla scapola. Il dolore è violento, non passa con i comuni antidolorifici e dura da alcuni giorni a qualche settimana.

Poi, mentre il dolore comincia ad attenuarsi, compare la debolezza. Il braccio non si alza, la scapola si stacca dal torace, alcuni muscoli si assottigliano rapidamente. In circa il 30% dei casi la debolezza si manifesta più di due settimane dopo l’inizio del dolore, e questo ritardo contribuisce a non collegare i due sintomi.

Un nome, molta storia

La condizione era stata descritta già alla fine dell’Ottocento, ma prende il nome dai medici inglesi Maurice Parsonage e Aldren Turner, che nel 1948 ne pubblicarono una grande serie di casi. Il termine “amiotrofia nevralgica” descrive bene le sue due fasi: il dolore nevralgico e la perdita di massa muscolare (amiotrofia).

Quanto è frequente

Per decenni è stata considerata una malattia rara, con un’incidenza stimata in 1-3 casi ogni 100.000 persone all’anno. Uno studio prospettico condotto in Olanda nella medicina generale e pubblicato nel 2015 su PLOS ONE ha però stimato un’incidenza di circa 1 caso ogni 1.000 persone all’anno, da 30 a 50 volte superiore. La differenza si spiega soprattutto con il fatto che molti casi non vengono riconosciuti: vengono scambiati per tendiniti, problemi della cuffia dei rotatori o ernie cervicali.

Le cause

Le cause non sono del tutto chiarite. Si pensa che intervengano più fattori:

  • una componente immunitaria: spesso la sindrome compare dopo un’infezione, una vaccinazione, un intervento chirurgico, un parto, uno sforzo fisico intenso;
  • una componente meccanica, legata al movimento e alle sollecitazioni del plesso;
  • una predisposizione genetica: esiste una forma ereditaria, più rara, in cui gli episodi si ripetono e possono colpire più membri della stessa famiglia.

Come si fa la diagnosi

La diagnosi è soprattutto clinica: è la storia tipica, il dolore intenso seguito dalla debolezza, a orientare il medico. Gli esami servono a confermarla e a escludere altre cause.

L’elettromiografia

L’elettromiografia con lo studio della conduzione nervosa mostra il danno ai nervi del plesso e permette di capire quali sono colpiti. C’è però un aspetto importante sui tempi: nelle prime settimane l’esame può risultare normale, perché i segni del danno compaiono dopo circa una o tre settimane a seconda del tipo di studio. Un esame eseguito troppo presto può quindi rassicurare a torto.

La risonanza magnetica

La risonanza del plesso brachiale e della spalla può mostrare alterazioni dei nervi e dei muscoli colpiti, e aiuta a escludere altre condizioni come una lesione della cuffia dei rotatori o una compressione delle radici cervicali.

Cosa va escluso

La sindrome di Parsonage-Turner va distinta da altre cause di dolore e debolezza della spalla e del braccio: patologie della cuffia dei rotatori, ernie del disco cervicale con compressione delle radici, compressioni dei nervi, e altre malattie dei nervi periferici. Per questo serve una valutazione neurologica accurata.

Come si cura

Non esiste una cura che faccia guarire la sindrome in modo immediato, e il trattamento si basa su più interventi.

Il dolore

Nella fase acuta il dolore va trattato con decisione, spesso con farmaci più forti dei comuni antidolorifici e, quando serve, con quelli specifici per il dolore neuropatico.

I corticosteroidi

Nelle primissime fasi alcuni medici prescrivono un ciclo di corticosteroidi, con l’obiettivo di ridurre l’infiammazione e accorciare la fase dolorosa. Le prove a sostegno sono limitate e la decisione spetta allo specialista.

La riabilitazione

La fisioterapia accompagna tutto il percorso: prima per mantenere mobili le articolazioni e proteggere la spalla, poi per recuperare la forza man mano che i nervi tornano a funzionare. È importante dosare gli sforzi, perché un sovraccarico dei muscoli indeboliti può affaticarli e rallentare il recupero.

La chirurgia

Nella maggior parte dei casi non serve operare. In casi selezionati, quando dopo molti mesi non compare alcun segno di recupero, si può valutare un intervento: esplorazione e neurolisi dei nervi colpiti o trasferimenti nervosi. Un gruppo indiano di chirurgia della mano ha proposto di considerare la chirurgia nervosa tra i 6 e i 9 mesi nei pazienti senza alcun recupero, e di correggere eventuali deficit residui con trasferimenti tendinei in chi recupera solo in parte.

Cosa aspettarsi: la prognosi

La sindrome di Parsonage-Turner è stata a lungo descritta come una condizione a prognosi buona, con recupero completo nell’80-90% dei casi entro due-tre anni. Studi più recenti hanno reso il quadro più sfumato. Una grande casistica di 246 pazienti pubblicata nel 2006 sulla rivista Brain ha mostrato che molte persone, a distanza di anni, continuano ad avere dolore residuo, affaticabilità del braccio o limitazioni nelle attività, e che gli episodi possono ripetersi.

In sintesi: la maggior parte delle persone migliora in modo significativo, ma il recupero può essere lento e non sempre completo. Saperlo aiuta a non scoraggiarsi se dopo alcuni mesi il braccio non è ancora tornato come prima, e a non trascurare la riabilitazione.

In sintesi

La sindrome di Parsonage-Turner è una malattia del plesso brachiale che arriva senza traumi, con un dolore improvviso e intenso alla spalla seguito da debolezza e perdita di massa muscolare. È più frequente di quanto si pensasse ed è spesso riconosciuta tardi. La diagnosi è clinica, supportata da elettromiografia e risonanza, tenendo conto che nelle prime settimane gli esami possono essere normali. Il trattamento comprende la terapia del dolore, la riabilitazione e, in casi selezionati, la chirurgia. La prognosi è in genere favorevole, ma il recupero richiede tempo e può lasciare esiti.

Leggi anche: Anatomia dettagliata del plesso brachiale: struttura e funzioni · Tecniche diagnostiche avanzate per le lesioni del plesso brachiale: una guida completa · Classificazione delle lesioni del plesso brachiale: dall’avulsione alla neuroprassia

Fonti

Importante

Non sono un medico. Qui racconto la mia esperienza e spiego quello che ho studiato, citando le fonti. Per ogni decisione sul tuo caso parla con il tuo specialista. Leggi la nota completa.