Tornare in moto dopo una lesione del plesso brachiale, o decidere di non tornarci

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Una strada in curva

Per chi ama la moto non è un mezzo di trasporto. È libertà, è un modo di stare al mondo, a volte è un pezzo di identità. Poi c’è un incidente, un braccio che non si muove più, mesi di ospedali e riabilitazione. E prima o poi arriva la domanda: tornerò in moto?

Non esiste una risposta giusta per tutti. Questo articolo prova a mettere sul tavolo gli elementi per una decisione consapevole: i dati sul rischio, quello che l’equipaggiamento protettivo può e non può fare, gli aspetti fisici e pratici, e quelli emotivi, che spesso sono i più difficili.

La moto e il plesso brachiale: i numeri

Le lesioni traumatiche del plesso brachiale negli adulti sono legate in modo particolare agli incidenti in moto. Il meccanismo tipico è la caduta sulla spalla con la testa che viene spinta violentemente dalla parte opposta: il collo e la spalla si allontanano, e i nervi del plesso vengono stirati fino alla rottura o allo strappo dal midollo.

Uno studio canadese classico sui pazienti politraumatizzati ha rilevato che la lesione del plesso brachiale riguardava poco più dell’1% di tutti i traumi gravi, ma saliva a circa il 4% tra le vittime di incidenti in moto. In uno studio brasiliano su oltre 400 pazienti operati per lesione traumatica del plesso, il 79% delle lesioni era stato causato da incidenti in moto, e la grande maggioranza dei pazienti erano uomini giovani. Una revisione sistematica sugli incidenti in moto ha trovato percentuali molto variabili tra i diversi paesi, ma sempre rilevanti, con una prevalenza di lesioni sopraclaveari che colpiscono soprattutto le radici superiori.

In Italia, secondo i dati ACI-ISTAT, nel 2024 i motociclisti morti sulle strade sono stati 830, in aumento del 13,1% rispetto all’anno precedente. Nel rapporto 2023 l’indice di mortalità dei motociclisti risultava circa 2,4 volte quello degli occupanti delle automobili.

Sono numeri che chi ha già avuto un incidente conosce sulla propria pelle. Servono a dire una cosa semplice: tornare in moto significa tornare a esporsi a un rischio reale, che merita di essere valutato con lucidità.

Cosa può fare l’abbigliamento protettivo, e cosa no

Una parte della decisione riguarda come ridurre il rischio, se si sceglie di tornare in sella. Qui è utile distinguere tra ciò che le prove dimostrano e ciò che si spera.

Giacca, guanti, pantaloni e stivali

Uno studio francese pubblicato nel 2019 su Traffic Injury Prevention, basato sul registro delle vittime di incidenti stradali del dipartimento del Rodano, ha analizzato quasi mille motociclisti coinvolti in incidenti. Indossare giacca e guanti da moto era associato a una riduzione marcata del rischio di lesioni dei tessuti molli dell’arto superiore, soprattutto abrasioni e lacerazioni. Gli stivali riducevano il rischio di fratture di caviglia e piede.

Lo stesso studio però non ha trovato una riduzione del rischio di fratture, lussazioni o distorsioni dell’arto superiore. Una ricerca australiana su motociclisti assicurati dal Transport Accident Commission ha confermato l’effetto protettivo sulle ferite aperte e ha trovato qualche indicazione di protezione dalle lesioni nervose per pantaloni e stivali da moto, cioè per gli arti inferiori.

L’airbag

Gli airbag indossabili, integrati in giacche o gilet, sono progettati per proteggere collo, torace e schiena. Gli studi disponibili, in gran parte simulazioni e prove di laboratorio, indicano un effetto protettivo nelle cadute e negli impatti a velocità moderate, ma una protezione limitata oltre una certa soglia di velocità d’impatto, stimata intorno ai 30-40 km/h a seconda della dinamica. Nello studio francese, inoltre, solo lo 0,3% dei motociclisti coinvolti indossava un airbag, il che rende difficile valutarne l’effetto reale sulle strade.

Il punto onesto

Non esistono prove che l’abbigliamento protettivo, airbag compreso, prevenga in modo affidabile le lesioni del plesso brachiale, che dipendono da forze di trazione enormi tra collo e spalla. L’equipaggiamento riduce alcune lesioni, soprattutto quelle dei tessuti molli, ed è sensato usarlo sempre. Ma non trasforma la moto in un mezzo sicuro.

Gli aspetti fisici

Se dopo la lesione stai pensando di tornare a guidare la moto, alcuni aspetti pratici vanno considerati con il medico e il fisiatra.

Forza e controllo

La guida della moto richiede due mani: la sinistra per la frizione, la destra per l’acceleratore e il freno anteriore, entrambe per controllare il manubrio, soprattutto in frenata e nelle manovre d’emergenza. Una debolezza della presa, della spalla o del gomito non riguarda solo il comfort, ma la capacità di reagire in una situazione critica.

Adattamenti e patente speciale

Esistono moto con cambio automatico e adattamenti dei comandi che spostano alcune funzioni da un lato all’altro del manubrio. In Italia, quando una menomazione riduce la capacità di guida, l’idoneità viene valutata dalla commissione medica locale, che può rilasciare una patente speciale con le prescrizioni necessarie. È un percorso da fare prima di tornare in strada, anche per ragioni assicurative.

Dolore e farmaci

Il dolore neuropatico può comparire a scariche improvvise, e alcuni farmaci usati per trattarlo danno sonnolenza, vertigini o rallentamento dei riflessi. Sono condizioni incompatibili con una guida sicura, in moto ancora più che in auto. Parlane apertamente con chi ti segue.

Un secondo trauma

Chi ha già una lesione del plesso ha spesso un arto già indebolito, e a volte un equilibrio fragile del recupero ottenuto con la chirurgia. Un secondo incidente potrebbe compromettere anni di riabilitazione. È un elemento da mettere sulla bilancia.

Gli aspetti emotivi

La parte più difficile della decisione spesso non è fisica.

Per alcune persone il desiderio di tornare in sella è fortissimo: rinunciare alla moto sembra dare all’incidente un’ultima vittoria. Per altre il solo pensiero della moto riporta immagini, rumori, paura. Altre ancora oscillano tra le due cose.

Tutte queste reazioni sono comprensibili. Dopo un incidente stradale grave può capitare di avere ricordi intrusivi, di evitare i luoghi o le situazioni legate all’incidente, di sentirsi in allarme alla guida, anche dell’auto. Se succede, parlarne con uno psicologo, in particolare con esperienza nei traumi, può aiutare molto: non per convincerti a tornare in moto o a smettere, ma per fare la tua scelta senza che la paura o l’orgoglio decidano al posto tuo.

Alcune domande per decidere

Non c’è una risposta universale, ma alcune domande possono aiutarti a trovare la tua.

  • Il mio braccio, oggi, mi permette di controllare la moto anche in una frenata d’emergenza?
  • Il dolore o i farmaci possono compromettere la mia attenzione?
  • Ho ottenuto il via libera del medico e l’eventuale idoneità della commissione medica?
  • Cosa rappresenta per me la moto, e ci sono altri modi per vivere quello che mi dava?
  • Come vivono questa scelta le persone che mi sono state vicine durante il recupero?
  • Se torno in sella, quali regole mi do: equipaggiamento sempre completo, percorsi, condizioni meteo, velocità?

Alcune persone tornano in moto con regole molto più prudenti di prima. Altre scelgono forme diverse di libertà: la bici a pedalata assistita, l’auto, i viaggi, la pista solo come passeggero. Altre ancora decidono che quella pagina è chiusa. Nessuna di queste scelte è sbagliata se è consapevole.

In sintesi

La moto è la prima causa delle lesioni traumatiche del plesso brachiale negli adulti, e i motociclisti restano tra gli utenti della strada più esposti. L’abbigliamento protettivo riduce alcune lesioni, soprattutto abrasioni e ferite, ma non ci sono prove che prevenga le lesioni del plesso. Tornare in sella dopo una lesione richiede una valutazione fisica, eventualmente l’idoneità della commissione medica, attenzione al dolore e ai farmaci, e uno sguardo onesto su quello che si prova. È una decisione personale: l’importante è prenderla con tutte le informazioni in mano.

Leggi anche: Principali cause di lesioni al plesso brachiale: incidenti stradali, sportivi e sul lavoro · L’impatto psicologico delle lesioni del plesso brachiale e strategie di coping: un viaggio verso la guarigione emotiva · Vivere con un braccio solo: guida pratica alla vita quotidiana durante il recupero

Fonti

Importante

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